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19-04-11

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Roberta Giubitosi

 

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La pittura di Flavio Rigo è basata sul rapporto diretto e concreto con l'ambiente e il paesaggio, sulla scia della tradizione veneziana e post-impressionista conosciuta fin da giovane attraverso l'attività del padre pittore Antonio Rigo.
Nella sua ricerca l'artista elabora un'espressione  pittorica incentrata sul tocco veloce, teso a catturare percezioni visive ed emozioni cromatiche dovute alle evoluzioni atmosferiche dell'ambiente circostante. Dalle sue opere emerge una luce chiara e ampiamente diffusa realizzata attraverso la riduzione e la sintesi cromatica. Le ampie superfici luminose vengono interrotte dai segni veloci delle pennellate che definiscono l'architettura dell'immagine e costruiscono il paesaggio. Sono segni guizzanti e sicuri che spesso si alternano a campiture cromatiche ampie e piatte. Si tratta di un “fare pittorico” emotivo e impulsivo capace di fissare l'immagine attraverso l'intreccio  delle pennellate.
Considerando gli espliciti riferimenti all'ambito artistico della famosa Scuola di Burano, si coglie uno sviluppo del valore costruttivo del segno che ha contraddistinto l'opera di numerosi artisti, da Gino Rossi alle generazioni successive. Si possono individuare alcuni riferimenti con le opere di Fioravante Seibezzi soprattutto per la ricerca lineare e gli impianti compositivi serrati e dinamici.
Lo sguardo di Flavio Rigo coglie gli angoli meno noti dell'ambiente lagunare fino a soffermarsi sull'affascinante struttura lineare delle imbarcazioni negli squeri veneziani. Significativa a tale proposito è la tela Sciopòn in barena, in cui la struttura dell'imbarcazione occupa imponente gran parte del campo visivo, delimitata in primo piano solo dalla massa scura e piatta del suo riflesso sull'acqua.
In tutta la sua produzione si intravede la volontà di instaurare un dialogo e una continuità con la memoria del passato, con l'intento di dare un nuovo significato al ricordo, al di là di qualsiasi forma di rievocazione nostalgica. In questa direzione si può leggere la sua ricerca sui materiali e sulle tecniche “storiche”, come l'encausto, l'affresco, il marmorino, per  realizzare immagini anche frammentarie su supporti di reimpiego.
Si tratta di una riflessione sul valore storico della tecnica considerando il problema del recupero del “fare pittorico” e del suo possibile ruolo nell'arte contemporanea.

         Roberta Gubitosi

 

 

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Ettore Merkel

E' allestita a Torino, in quartiere Borgo Po, una personale della vasta e coinvolgente produzione pittorica dell'artista veneziano Flavio Rigo.

Figlio dell'affermato pittore figurativo Toni Rigo, artista scomparso che faceva parte della illustre corrente dei 'pittori da Burano', il Maestro é nel pieno della sua creatività che lo ha condotto a dipingere prevalentemente en plain air non solo a Venezia, ma anche in Francia, Spagna e Grecia.

Appresi i primi fondamenti dal padre - artista la cui poetica ci appare prossima ad artisti come Pio Semeghini, Neno Mori e Marco Novati - Flavio Rigo sperimenta presto, da autodidatta, la tecnica veneziana della pittura ad olio gettando il colore come all'impronta, in strati taglienti e materici, sulle tracce di un'idea tracciata precedentemente a pennello sulla tela. La breve frequentazione ai corsi dell'Accademia Veneziana nel 1991 e la successiva partecipazione ai corsi per l'affresco tenuti a Venezia dal prof. Renato Giangualano (Isola di San Servolo) hanno orientato il suo interesse anche verso altre tecniche come l'encausto, il marmorino e l'arte vetraria.

Fitta e significativa la partecipazione di Flavio Rigo, a partire dal 1989, a mostre collettive organizzate da associazioni culturali veneziane come quella de “Le Colonete”, dell'U.C.A.I. e dell'Istituto Universitario di Architettura di  Venezia. Assidua e costante la sua presenza, con riconoscimenti e segnalazioni, al Premio internazionale di Pittura 'Amici di Ruga Giuffa', al Premio nazionale di Pittura 'Renato Nardi' e a quello biennale del 'Club alla Vigna'.

Fra le sue mostre personali tenute a Venezia segnalo quella del marzo 1998, presso il Centro d'Arte di Sant'Apollonia, dal titolo “Itinerari casanoviani” e quella recentissima (novembre 2009) per la citata Associazione Culturale “Le Colonete”. Ora il Maestro sembra aver scelto la città di Torino, stretta dal gelo dell'inverno e imbiancata di neve, per concedersi una pausa, lontano da casa, destinata al consuntivo della sua ventennale produzione artistica, con lo scopo (per nulla dissimulato) di voler rinnovare la sua ricerca tecnico-espressiva.

Auguro all'artista veneziano che sia stimolante, innanzitutto, la scelta della sede della sua nuova personale in quartiere Borgo Po, stanti gli intuitivi legami costituiti dalla veduta lagunare con quella fluviale torinese. Nel taglio prospettico delle vedute veneziane di Flavio Rigo é presente, infatti, il retaggio di un lessico pittorico che deriva ancora, seppure indirettamente, dalla visione post-impressionista. Le fondamenta assolate   di Cannaregio e i tortuosi canali insulari che l'artista evoca nei suoi quadri potrebbero sembrare lontani eredi della stessa spavalderia che risplende, a cavaliere di Otto e Novecento, nelle vedute rivierasche e di Lungo Po del pittore Enrico Reycend, il cui studio si trovava in questo quartiere di Torino. Si tratta, beninteso, di semplici suggestioni. Ma vorrei sottolineare altre e più profonde coincidenze tra il tema del paesaggio presente nei quadri di Flavio Rigo e il modello del paesaggio piemontese dell'Ottocento caro ad Antonio Fontanesi e alla Scuola di Rivara. Il mutare dell'ora e delle stagioni caratterizzano tanto la veduta lagunare che il paesaggio pedemontano e ne rafforzano il senso di ideale assoluto, in modo indelebile, agli occhi del riguardante. Secondo questa rappresentazione la figura umana, o degli animali, è per lo più assente o emarginata al ruolo di presenza fugace in funzione della piena  stesura del paesaggio che è il vero e il solo protagonista del dipinto.        

Come si sa, la pittura moderna di paesaggio o di marina, assume a Venezia una sua specifica connotazione coloristica lagunare e si definisce con il termine di 'veduta'. Essa affonda le sue radici storiche nel lontano vedutismo del Settecento che ha in Canaletto e Bellotto le sue massime espressioni, grazie all'impiego del ritrovato tecnico della 'camera ottica'. Furono questi gli artisti che proposero nei loro quadri, al di sopra del ritratto e dei soggetti storici cari alla nobiltà, la primazia del paesaggio come rappresentazione della veduta reale. Da ciò discende, nella sostanza, il nostro attuale intendimento di quel genere dell'arte figurativa del Novecento che definiamo paesaggio o veduta e che si è poi avvalso delle sconvolgenti novità introdotte dall'Impressionismo francese.

Il tema del paesaggio ha polarizzato a lungo, dall'immediato dopoguerra (1946) ad oggi, la seconda generazione dei 'pittori da Burano'. Attorno a quest'isola dell'estuario nord della laguna di Venezia si è costituita, infatti,  una fonte di ispirazione che ha nutrito le vedute lagunari di artisti come Mario Vellani Marchi, Carlo Dalla Zorza, Fioravante Seibezzi, Mario Disertori, Neno Mori, Rino Villa, Luigi Scarpa Croce e lo stesso Toni Rigo. 

Questa mostra personale di Flavio Rigo, la cui produzione si distacca da quella del padre che speriamo sia proposta in altra occasione, si traduce, in  sintesi, nella rappresentazione fondamentale per l'uomo del valore primario costituito dal suo ambiente. L'artista lo presenta e lo definisce con la proprietà e la pregnanza di chi lo conosce nei minimi dettagli: il mondo delle barche e degli 'squeri'; le architetture storiche e le semplici case dei pescatori; gli alberi curvati dal vento di bora e la vegetazione spontanea sull'acqua. La superficie equorea ora placida e calma, ora percorsa da increspature e vortici improvvisi: mistica della veduta lagunare solitaria e di un ambiente urbano singolare che l'arte ha registrato e vuole tramandare.              

        Ettore Merkel

 

bulletMario Stefani -

Flavio Rigo è innamorato di Venezia e canta la sua inenarrabile bellezza con eleganza.

Sa dire in pittura la cosa giusta e fermarsi, perché l’arte è un’amante gelosa e non perdona.

L’arte consiste non nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità. Rigo canta l’irrealtà di Venezia, il suo sogno, infatti l’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità.

Il sottile cromatismo pervade le tele che testimoniano il senso lirico di Rigo, che dipinge in modo appassionato ed incantato e che sa dimostrare l’abilità di questo pittore.

Come per Casanova, Venezia non ha segreti per Rigo, egli sa ascoltare i mangiamenti madreperlacei della laguna, il silenzio pieno di misteri dei giardini circondati dalle mura dei gelosi palazzi, lo specchiarsi civettuolo delle case sui canali, il pigro dondolarsi delle barche, le bifore gotiche che leggere si stagliano sul cielo.  Tutto questo è magia ed il pittore sa riprodurre sulla tela, narrare queste emozioni esaltate in filigrana sottile, in un gioco di rimandi e di delicati mi-minore,. In una musicalità dolcissima ed un po’ triste, come la musica di Vivaldi.

Rigo non impone, suggerisce, non grida ma convince con i suoi toni beige, con i suoi ricordi che sono pieni di echi e di assolo struggenti, quasi sussurrati.

 

bulletDino Manzelli :

…..incarna nella sua opera la genuina tradizione dei vedutisti veneziani, esplosi nel sedicesimo e diciassettesimo secolo, lasciando un’impronta indelebile nella storia dell’arte veneziana e del mondo. Egli ama la propria terra, nei suoi canali, nei monumenti, negli scorci di calli e campielli. La sua laguna, la barena, le isole nate dall’acqua, che navigano eternamente nel mistero del cielo e del mare che le incastonano.   Sono soggetti che appartengono alla nostra esperienza , ma rivissuti e proposti, quale ricerca di una metafisica che ne contenga la sostanza più preziosa e più vera.

I colori sono ermetici, tesi a dilatare visioni che sgorgano come rarefatte, e .le luci che esprimono, incarnano cieli e terre, interrotti da pallidi riflessi, che si raccordano e sottintendono l’incontro con l’infinito……….

bulletRenato Borsato -

……..è soprattutto l’ariosa immediatezza visiva, questo risolvere con l’istinto, questo fare “di prima” che richiama la nostra attenzione ed ammirazione.   L’elegante destrezza “da spadaccino di razza” che dona aggressività e dolcezza nel contempo all’immagine, elegge il talento di Rigo a certezza……

 

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Ultimo aggiornamento: 19-04-11